domenica 30 giugno 2024

Mancano leader mondiali di qualità

 

Mancano leader mondiali di qualità.

Il periodo storico che stiamo vivendo è il più scialbo tra quelli trascorsi, riguardo ai leader mondiali che guidano il mondo. Chi per età, chi per mancanza di carisma, d’idee o di potere, tutti o quasi non sono in grado di realizzare nulla di positivo per il genere umano. In simili circostanze si sviluppa il potere del più prepotente, che dall’impotenza altrui trova la sua forza. Le numerose guerre che imperversano in tutto il mondo sono conseguenze di questo vuoto di potere, sia intellettivo, sia carismatico. Il vero leader si distingue dagli altri, per la forza delle proprie idee, capace di trascinare le folle verso obiettivi di pace e benessere. Non si vedono all’orizzonte leader capaci di simile potere, se non quello appoggiato sulla ragione dei soli numeri o sulla propria prepotenza. A cosa serve essere all’apice di una potenza mondiale (America), che comanda il mondo, se non  riesca a evitare le guerre, anzi in molti a casi a moltiplicarle? A cosa serve primeggiare nell’economia (Cina), se la popolazione è considerata solo forza lavoro, senza alcuna dignità a essa inerente? A cosa serve essere la locomotiva dì Europa (Germania), se non riesce a realizzare attorno a sé un progetto di vera unione europea? Questo vuoto di potere generalizzato determina uno stallo, se non addirittura un regresso nello sviluppo del mondo, ed è il vero terreno fertile per poteri vacui, dispotici o autoreferenziali e quindi inconcludenti. Stiamo vivendo un momento molto difficile per l’intera umanità, guidata da cervelli ‘sotto sale’e combattendo contro un nemico insidioso: il virus della fillossera, che una volta tanto non colpisce le piante, ma infetta le idee di coloro nelle cui mani c’è il destino del mondo. Uscirne non è facile, Occorre, forse, un nuovo innesto cerebrale che produca quei fenomeni, che nella storia non abbondano. di cui l’umanità ha bisogno, per evitare che vada in frantumi. Pubblicata su La Sicilia ogg 30.06.2024

sabato 29 giugno 2024

Definizioni a caduta libera

 

Definizioni a caduta libera

A  Nessuno muore se le tue ceneri sono cibo per gli uccelli e gli uccelli cibo per altri.

 

B La morte è lo stato comatoso perenne dell’ignoranza

 

C Il miracolo è l’illusoria aspirazione di una  inspiegabile delusione.

Andata e ritorno dal ventre materno della nostra montagna, l'Etna

 Andata e ritorno dal ventre materno della nostra montagna, l’Etna.

 

Non capita tutti i giorni vivere un’esperienza speciale, ma se capita, comprendi cos’è l’uomo rispetto alla natura: l’infinitesimale.

Ho raggiunto, a bordo di un fuoristrada condotto dall’amico Santino, dopo infinite sterzate su soffici, scivolose budella di sabbia nera, che si contorcono, rabbiose, su scoscesi sentieri di valli e anfratti, il ventre dell’Etna, un palmo sotto la vetta, che maestosa e altera par si congiunga al cielo. Non un’escursione, né una gita, ma un viaggio a ritroso nel ventre di mia madre, m’è parso, da cui, molti anni fa, tra grida e sofferenze Lei mi sputò. A quelle altitudini l’aria è una lieve placenta che accarezza il corpo, che pare avere, qui, perduto il suo peso.

Magia della natura che si trasforma in amore? Ti chiedi.

L’anima tace, intenta ad ascoltare, a quelle alture, il silenzio che è preghiera. Sulla vetta, che ciondola nell’aria, i punti cardinali si beffano di me, divertendosi a danzare in girotondo in un orizzonte senza confine, dove le nuvole, in questo mondo immobile da sempre, sono le uniche a indicarti l’alto e il basso. Qui l’alba e il tramonto sono le uniche presenze che s’inseguono da sempre, in un gioco che si chiama eternità. Immerso tra tanta magica grandezza, mi scopro embrione, ma non so se diventerò un uomo tra un secolo o un secondo.

Il tempo sta più giù, sulla terra che ho lasciato, dove, mio malgrado dovrò tornare, alla fine di questa magica esperienza destinata a finire.

Nulla ho sotto i piedi, solo sabbia, dove ho paura di sprofondare assieme alla mia anima.

Più in là rari verdi cuscini d’erba affiorano dalla profondità, segno che sotto due metri di sabbia, la vita non rinunzia a mostrarsi.

Mistero o miracolo? Vita!

I colori che qui si donano sono il nero del la sabbia, ruggine, giallo che escono dal ferro e dallo zolfo che sputa la montagna e il verde delle rare piante che hanno scelto questo paradiso.                  Il resto dei colori è immaginazione dell’uomo. Quando, immerso in questa solitudine da sogno, mi giro e scorgo solo il mio amico, non mi pare di vederlo come “un altro”.

 

Un fratello, un gemello, penso. No!

Qualcosa di più: la mia immagine riflessa sul suo volto, come dovrebbe vedersi, ogni giorno, l’intera umanità. Un miracolo d’amore e fratellanza che solo nella solitudine di queste altitudini è possibile provare, quando gli egoismi s’infrangono, senza fare rumore, come questo mio vento che inutilmente tento di afferrare con le mani, per saziarmi d’amore. Dopo avere assaporato questo sorso d’eternità, lentamente scendiamo dalla montagna,  scivolando sulla soffice sabbia che rende superflui i freni.

Mentre la tristezza sui nostri volti ha i colori della sera, in lontananza si scorgono le prime luci del paese che sta a valle.

Sembrano mille occhi di lupi che là abitano, dopo che hanno lasciato i monti per diventare uomini.

Oggi so qualcosa più di ieri: lassù, a un palmo dalle nuvole e dentro quel silenzio, immortale e inascoltato, c’è, forse, Dio. 

lunedì 24 giugno 2024

Oggi la vanità indossa l'abito maschile

 

Oggi la vanità indossa l’abito maschile.

Fino a qualche tempo fa la vanità era prerogativa dele donne, affette dalla curiosità che la distingueva nel suo genere, sempre proiettata a scrutare nelle altre le loro qualità: dal vestito, ai comportamenti, ai particolari. Un comportamento talvolta assillante, provocatorio e invadente dell’altrui modo di essere. Oggi questa prerogativa, tutta femminile, indossa l’abito maschile, se è vero che molti giovani sono affetti dalla stessa curiosità morbosa dell’altro genere, quando si confrontano con i propri simili. Un tempo il maschio non era attirato dal modo di vestire dell’amico, compagno o occasionale passante che incontrava. Oggi, al contrario, scruta, con maniacale curiosità, l’abbigliamento che indossa l’uomo che incontra, il prezzo di ogni accessorio, dall’abito alla camicia, alle scarpe, all’orologio, osservando la marca e il prezzo e in genere ogni indumento alla moda che indossa. Per non parlare dei profumi e delle creme, alla ricerca delle novità nel campo della bellezza in genere. Un comportamento effeminato che lo avvicina alla donna, nella ricerca spasmodica del particolare. Un’esigenza che nasce dalla voglia di ‘apparire’ abituato com’è l’uomo d’oggi a lavorare fuori di casa, a partecipare a convegni e riunioni e a viaggiare. Si restringono sempre di più i confini dell’abbigliamento uomo/ donna, divenendo sempre più fluidi, anche e soprattutto per l’incidenza degli accessori che hanno invaso anche il mondo maschile, come le borse unisex, sneakers e tote bag, ricercate dai giovani. Ben venga quest’omogeneizzazione nella moda uomo/donna, purché non si travalichino certi confini, trasformando l’uomo in un 'castrato'.

Pubblicata oggi 24.06.2024 su La Sicilia

domenica 23 giugno 2024

Sole nero

 

 Sole  nero

 

                                            

  Si attorcigliano

  tra spasmi di dolore scrosciante

  le gialle ginestre

 un tempo odorose,

 alte fiammate

con sguardi di vampiro

assediano, non sazie,

antichi castagni.

 

 Un argenteo abete,

 su rogo sacrilego,

 altero,

 ancora per poco,

 grida parole innocenti

di condannato a morte.

 

Fuggono

martore, donnole, conigli selvatici

e lucertole cercano buchi

profondi più dell’inferno

 

Uomini da fumo anneriti

sembrano rospi

che spruzzano fiele,

dietro scia fumante

di  sazio fuoco.

 

Corvi

nero pennuti

gracchiano,

affacciati su fili di rame,

tra canti e risate

pronti a svolazzi

tra insetti emigranti.

 

 

                                                   

Nel cielo cupo

che lacrima cenere

un sole malato,

quasi morente,

annega nel fumo

acre e pungente.

 

 

Nascosto più in là

dietro felci e rovi

danza contorto

tra asfodeli,                                                                                               

chi con  ghigno di morte

il fuoco accese.   

 

da “Le ultime viole” di Saro Pafumi                                            

                                                   

 

 

 

 

 

Le voci del silenzio..Una notte d'estate a Linguaglossa

 

Le voci del silenzio. Una notte d'estate a Linguaglossa

In queste calde notti, quando la luna non è al suo massimo splendore, può godersi la gioia di ascoltare le voci delle tenebre. Il buio aiuta l’ascolto e le poche ombre sono la sua cornice. Nulla è più forte del silenzio, quando il vento tace e l’aria danza sospinta dall’alito degli Angeli. Le foglie degli alberi sono un coro di voci, un chiacchiericcio tra comari. Un lungo abbaiare di cani fende il silenzio della notte. E’ un dialogo tra innamorati lontani o il desiderio di tenere compagnia a chi trascorre una notte bianca? Poetico questo modo di dialogare e l’orecchio tende ad ascoltare questo amoroso latrare che si fa canto. Nella pausa tra un abbaiare e l’altro, si ode il monotono frinire della cicala che delizia il silenzio di questa calda notte d’estate. Quando anche le chete foglie, per onorare l’oscurità, sospendono il loro lieve stormire, presso quasi al mattin, solitario, fa ritorno a casa un centauro. Si ode il rombo del motore alla prima curva, per poi quel canto spegnersi lontano, inghiottito dalla luce delle stelle. Intanto, sul palcoscenico della notte entra lui, il roditore, tra le tegole del tetto a rotolare qualche noce o a raschiare la trave, attento a non emettere squittii e pronto a zittire con l’orecchio teso a prevenire l’arrivo di nemici. Un gatto venuto da chissà dove salta sul muro e scruta l’orizzonte: nulla gli appare. Forse si chiede se sia in anticipo sul convegno d’amore o se la sua amata abbia cambiato partner, perciò sembra essere nervoso, muovendo la sua testolina in direzione d’ogni dove. La poca luna che svirgola in cielo illumina la scena e col suo lento cammino trascina seco le ombre. Per un attimo tutto tace, anche il silenzio par abbia perduto la sua voce, ma non i profumi dei fiori, che voci sono anch’essi. Si ode il gelsomino, la salvia, l’alloro, la gardenia, l’acre citronella, un tripudio di odori. Da dietro una nera nuvola riappare Lei, la dea luna, circondata da stelle. E’ la magia d’una lunga notte d’estate, un salvadanaio, dove conservare colorati sogni.

venerdì 21 giugno 2024

Ricordi di una notte d'estate.

 

Ricordi di una notte d’estate

Nelle notti di plenilunio, quando il caldo soffocante costringe a stare con le imposte aperte, i raggi della luna fanno capolino nella mia stanza, dove il sonno è un dolce desiderio inappagato.

Qui, tra pensieri e ricordi, si consuma il tempo dedicato al riposo, con l’orecchio teso all’ignoto.

Con gli occhi immersi nel cielo, attraverso l’ampia finestra che funge da cornice, una manciata di stelle gioca a nascondino, mentre, più in là, la luna, nascosta alla vista, proietta una sinistra lama d’ombra sul pavimento della stanza.

Appena fuori dalla finestra, quasi addossato alla parete, il ramo di un verde loto, con soavi ritmiche, silenziose movenze, mi trascina all’interno la frescura della notte.

Il silenzio che si accompagna all’oscurità, stanco d’aspettare, si fa suono: è il lontano abbaiare di un cane che cerca l’amico lontano, che gli risponde come fosse l’eco della sua voce o, forse, un appuntamento cercato o il fruscio carezzevole di un’alta picea glauca, la cui cima ondeggia, vanitosa, per mostrarsi alle stelle o il rombo svigorito e discontinuo delle auto che sfrecciano, con spavalda incosciente temerarietà, quando lo stridìo di una frenata può essere la salvezza o l’anticamera della morte.

Forse perché il caldo non dà tregua o per non lasciarmi solo, la cicala fa il suo apparire col suo monotono frinire, al quale si aggiunge quello di mille grilli canterini.

E’ la movida di mille esseri che popolano la notte a tenermi compagnia.

La luna, nascosta, che attendevo finalmente si mostra, cancellando ricordi e pensieri, ma la sua misteriosa presenza mi spinge a domandarle quello che gli uomini si chiedono da sempre:

“Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi che fai silenziosa luna? Sorgi la sera e vai.”

Mentre cerco una risposta che non so darmi, un boato scuote la mia stanza.

Il mio gatto impaurito salta sul letto. Egli non sa.

Mi alzo per ammirare quello che immagino: le fontane di lava che il mio vulcano mi regala. Un tripudio di colori e di suoni.

Sono le tre di una notte inquieta.

La festa è appena incominciata, dopo che l’Etna, vinta la sua timidezza, sceglie il momento migliore per mostrarsi e farsi amare.

Non odo più rumori, né canti di cicale e grilli, anche i cani hanno finito di abbaiare, come se tutti insieme si fossero sfarinati in mille silenzi, per ascoltare il suo canto, che si fa natura.

Ora c’è Lei, la mia montagna a tenermi compagnia con il suo borbottio e i suoi mille giochi di fuoco. E’ tutta la natura in estasi.

Lei, Lei, all’ombra della quale sono nato e cresciuto, che sento dentro di me, che impetuosa ribolle, come quel suo sacro fuoco che si sprigiona in cielo a sfidar le stelle.