martedì 30 gennaio 2024

Ora "Ascuta!" lo dico io.

 

Ora “Ascuta !” lo dico io.

Era immaginabile l’imbarazzo di ASCUTA a rispondere alle mie due domande. rimaste senza ascolto. Il che contraddice la finalità della vostra associazione/partito. Se avete scelto come logo “ASCUTA”, è prevedibile che qualcuno vi ponga una o più domande, perché l’esortazione ad ascoltare contiene un messaggio fatto di parole. Se mancano queste, il dialogo, si fa per dire, diventa tra muti. Dove starebbe la conclamata novità del vostro essere diversi dagli altri, se vi private delle parole o le impedite agli altri? Mi verrebbe da dire che siamo caduti dalla padella nella brace, il che era prevedibile, perché spogliarsi di pregiudizi, in questo nostro paese è impossibile. Ne è pieno il nostro DNA. Altro che nuove generazioni, se si rimane ancorati a un passato che non muore. A questo punto, permettetemi un consiglio: o cambiate musica o cambiate il vostro logo, sostituendolo con altro di questo tenore: “Iò ma cantu e iò ma sonu”.Auguri per il vostro futuro.

 

lunedì 29 gennaio 2024

Linguaglossa,un paese di spettatori

 

Linguaglossa, Un paese di spettatori.

Poco è cambiato in questi ultimi cinquant’anni. La popolazione continua a essere assente nella vita pubblica del nostro paese. Al tempo dei partiti, gli schieramenti erano definiti, e i cittadini usavano il battimano per acclamare i leader del proprio partito. Memorabili gli scontri tra i giganti della politica. Da una parte G. Barletta e dall’altra S. Calì. I cittadini spettatori di battaglie che non capivano, ma fedeli al proprio credo politico. Oggi di questi dibattiti rimane solo uno sbiadito ricordo. Sopravvive una loro lontana eco nel vari social, senza quell’afflato politico, che segnava i dibattiti di allora. La distanza tra chi amministra e il popolo é più marcata. Quasi incolmabile. Si parla di politica solo nei bar, tra un cappuccino con cornetto e un buon caffè, distanti, come siamo, dai tanti problemi che ci assillano. Fanno bene i politici a non tenere in nessun conto le poche opinioni che i cittadini manifestano sul loro operato. Hanno capito che i cittadini non hanno corpo, ma sono solo ombre vaganti in un mare d’indifferenza generale. Leggendo i vari social che sporadicamente si occupano della vita amministrativa del nostro paese, è evidente la “riservatezza” dei cittadini, con la quale si approcciano ai problemi, che diventa paura di manifestare la propria opinione, rinunziando in tal modo a quella libertà di espressione che deve essere patrimonio di tutti. Mettere “mi piace” alla fine di un articolo, è per molti come mostrare la propria nudità, che non è una forma di pudore, ma mancanza di coraggio. Per costoro non esiste alternativa. Il mutismo è la loro parola armata. con la quale non si persegue la verità, ma ci si accontenta di immaginarla. Siamo spettatori di una realtà che non  ci appartiene, avendo  delegato ad altri la facoltà di scegliere a posto di noi. rinunziando consapevolmente a ogni critica, che ha un solo nome: ignavia.

domenica 28 gennaio 2024

I lampioni di Piazza Matrice

 

I lampioni di Piazza Matrice.

Il territorio d un paese è come l’organismo umano. Bisogna averne cura, perché in caso d’incuria soffre per poi soccombere. In questo nostro paese si decide all’insegna del pressapochismo, senza che nessuno batta ciglia sul merito di certe discutibili iniziative. Come sia potuto accadere, mi chiedo, per esempio, che quei lampioni di rara bellezza che ornavano Piazza Matrice, siano stati, rimossi e collocati, se non erro, nella Villa Milana.La loro solenne presenza in quel posto dava alla piazza un’aria aristocratica da “Belle epoque”. Nella Villa Milana, invece, quei capolavori di arte tardo romantica si confondono con le numerose piante, perdendo valore e fascino. La visione di quei lampioni suggeriva una concezione romantica della vita, rappresentata dalla suggestiva canzone di Modugno “L’uomo in frac Si diceva: “ Come sia potuto accadere…..”. Purtroppo in quel periodo di felice fermento del paese, sì intrecciavano interessi di bottega. Accadeva, infatti, che si lucrasse su certi lavori pubblici, per cui “il fare” si mescolava “al ricevere”, eseguendo opere pubbliche, nella certezza di ricavare benefici personali. Lo spostamento dei lampioni dalla Piazza a Villa Milana, con la scusa di rinnovare l’illuminazione del sito, con altra ben più moderna, rappresentava una ghiotta occasione di spesa, che non andava sprecata. Se questo spostamento comportasse una scelta scellerata, poco importava, suffragata, com’era, dall’indifferenza del paese. Altro esempio, la costruzione del ponte sulla linea ferroviaria della Circum etnea. S’iniziava l’opera sfruttando un finanziamento, pur con la  consapevolezza di non poterlo ultimare, lasciandolo incompiuto per oltre trent’anni. Poco importava  se quel manufatto incompiuto  deturpasse un quartiere. La logica era sempre la stessa: spendere e spandere, ossia sperperare  al fine di lucrare. Oggi la politica è cambiata: non si fa nulla. Siamo caduti dalla padella nella brace. In compenso è accresciuta l’attenzione verso il territorio, non certamente nei confronti del tessuto urbano, che continua a essere ignorato, ma su problemi più ordinari: la raccolta della spazzatura, la circolazione viaria, la refezione scolastica, ecc. Abbiamo perso l’abitudine di pensare in grande e viviamo di rendita, quella lasciataci da chi ci ha preceduto. E i giovani? Hanno altro cui pensare, troppo fragili per accettare le difficoltà e gli inciampi che la vita gli offre. Soffrono per mancanza di prospettive. Da qui la loro voglia di cambiare tutto, senza però una visione valida su cui far confluire il loro sforzo. In quest’epoca di transizione non ci resta, dunque, che segnare il passo, in un’attesa indolente e senza scopo.

 

giovedì 25 gennaio 2024

Il sapore del passato.

 Il sapore del passato.

Spesso la nostalgia del tempo passato invade la nostra anima. E’ il momento in cui i nostri ricordi assumono forma, e l’anima si scioglie nel delirio di viverli. Momenti, che il tempo ha sbiadito, ma non spento. Ogni mezzo è utile per tuffarci nel passato. Un frutto, un fiore, un dolce, inghiottiti dalla monotonia della vita quotidiana, ci fanno ritrovare il sapore del tempo perduto La mostarda, la cotognata, le castagne infornate con le divertenti “scattiole”sono sapori che continuano a deliziarci. Assaporare un grappolo di uva bianca appesa alla trave del solaio, per consumarla fuori temo, diffusa consuetudine per quei tempi, ci riporta al tempo della vendemmia, con i suoi riti e le sue tradizioni. Ritrovare la ‘muscatedda’, oggi scomparsa, ci ricorda la guerra che si combatteva tra il pecoraio, il massaro, il confinante, le vespe e il padrone, tutti in corsa per accaparrarsela. E la soppressata casalinga appesa alle canne, per asciugare? E le frittelle di ricotta coperte di zucchero? Quanta nostalgia per i ciclamini e le violette, che si raccoglievano nei noccioleti al tempo della raccolta, che par facessero rivivere “il Sabato del villaggio”. Quanti i contadini che tornando a casa trascinavano seco nei pantaloni intrisi di fatica e fango, il profumo della “nipitedda”, che si accompagnava alla “mpicalora”, croce e delizia per le mogli, che quei logori, infestati vestiti dovevano ripulire. Fa tanta tenerezza vedere ancora tra le tegole che coprono la stalla rari mucchi di ficodindia, oggi sostituiti, per colazione, da caffèlatte burro e marmellata. E il sanguinaccio, nella versione dolce, con pinoli e diavolini colorati, come guarnizione? Che delizia, perduta ! Oggi, questi ricordi sono sepolti nella memoria, ma quando riemergono, ci restituiscono brandelli di spensierata gioventù, Sono le ali della nostra fantasia, che ci fanno volare tra cieli tinti d’azzurro e pieni di sogni: desiderio d’immortalità. 

mercoledì 24 gennaio 2024

La telenovela

 

La telenovela.

E’ diventata una ‘vexata quaestio’ la telenovela dei quadri che il nostro concittadino Mario Vasta, artista di talento, aveva intenzione di donare al Comune di Linguaglossa, suo amato luogo di nascita. Tra alti e basi, proposte accettate o respinte, soluzioni suggerite e scartate, ammiccamenti e ipocrisie varie, si articola tutta la vicenda, la cui soluzione è ancora lontana. Forse si sta aspettando che la famiglia dell’Artista si stanchi di questo ignobile, altalenante condotta e mandi tutto a monte. Ipotesi plausibilissima e giustificata, per chi nei panni dei donanti, incontra tanta resistenza e/o incomprensione verso un atto di assoluta generosità. Sento di esternare una sensazione di sdegno oltre che verso le Autorità, che non riescono a risolvere la questione, anche nei confronti della popolazione, che in un frangente come questo, si limita a guardare. Capisco che la cultura non interessi più di tanto, paradossalmente nemmeno a coloro, che pomposamente dichiarano di curarla, ma in casi come questi, l’orgoglio di un paese deve farsi sentire, perché se vogliamo che Linguaglossa cresca, lo sforzo deve essere corale. Se una questione, come quella in atto, non trova soluzioni, nonostante la sua superabile, connaturata semplicità, cosa dovremo aspettarci per problemi ben più complessi? Se in questo paese non abbandoniamo la cultura dei favoritismi a questo a quello di turno, non diventeremo mai adulti. La questione dei quadri è, di là della pochezza di chi deve decidere, la cartina di tornasole di una società spenta e lontana dai problemi del paese.

lunedì 22 gennaio 2024

Linguaglossa, un paese "irredimibile"

 

Linguaglossa. Un paese “irredimibile”.

Nemmeno al tempo dei partiti politici esisteva la guerra che oggi c’è tra noi cittadini. Sembra una guerra civile poggiata sul nulla, perché di nulla stiamo parlando, in un paese immobile, alla ricerca di un’identità perduta. Un’atmosfera di odio e indifferenza che si nota camminando per le strade o smanettando tra i tanti social, che ci ‘deliziano’ giornalmente. Da che cosa nasce questo senso d’incomprensione, divenuto avversione, è poco chiaro. Forse dall’insoddisfazione, che c’è dentro di noi, la cui causa ci piace addebitare agli altri. E così’ ogni parola, commento o critica diventano pietre scagliate contro gli altri. In questa sassaiola, che ci riguarda tutti, restano confusi i ruoli dei protagonisti, e non si capisce chi lancia e chi riceve i sassi. Una sola cosa appare chiara: ciascuno si sente vittima di qualcosa o qualcuno. In questo pericoloso piano inclinato in cui si sostanzia l’intera comunità, è comodo sconfinare nel personale, passando alle invettive, anziché confrontarsi su problemi generali, che riguardano il futuro del paese. Un confronto su temi generali, diventa un cortile, un affare tra comari, dimostrando a quale livello intellettivo è giunta la nostra società, che per certi versi, non c’è da stupirsi, ricalca il palcoscenico dei dibattiti in TV. dove trionfa un provincialismo da strapazzo. In questo clima da cortile, forse è meglio tirare i remi in barca, perché per un paese che non vuol crescere, non c’è nessuna discussione utile da portare avanti. Prendendo a prestito, un’affermazione di Sciascia, vien da dire che Linguaglossa, è divenuto un paese “irredimibile”.

domenica 21 gennaio 2024

Le lacrime e la verità

 

Le lacrime e la verità.

Chissà se un giorno la scienza riuscirà ad analizzare le lacrime non nella loro composizione chimica, che già si conosce, ma come emozioni e sentimenti che contengono. Si piange per un dolore fisico, per una sofferenza emotiva, per la perdita di una persona cara, per rabbia, tristezza, cordoglio, frustrazione o in qualche caso anche per gioia. Identificare il grado di dolore o gioia nelle lacrime può essere l’inizio di un percorso ben più importante: distinguere le vere lacrime da quelle false, il che significa scoprire le variazioni degli stati affettivi..Già siamo sulla giusta strada perché è stato scoperto che le lacrime emotive contengono elementi più alti di proteine. manganese, potassio e ormoni, che, se non liberati, potrebbero nuocere all’organismo. Una scoperta che avvicina la ricerca della verità, quella che l’uomo tende a raggiungere, senza mai riuscirci. La speranza è nella scienza, Se si è scoperto,così pare, il peso dell’anima, non è lontana la possibilità di scoprire la verità, che c’è dentro di noi. E’ stato scoperto che una coppia di cromosomi X e Y (XY) determina un maschio e una coppia di cromosomi X e X (XX) determina una femmina. Chissà se esiste il cromosoma che contiene la verità. Sicuramente in un anfratto sconosciuto e remoto della nostra mente esisterà il cromosoma della verità. Se la verità ha una sua struttura,costituita dal rapporto tra pensiero e realtà, scoprire questo rapporto , significa scoprire la verità, che nessuno può mettere in dubbio,giacché ci sarà corrispondenza tra ciò che si pensa e la realtà. Se scoprire le lacrime finte da quelle vere, è possibile, sarà possibile scoprire le parole finte da quelle vere. Se si dovesse scoprire tutto ciò, il modo sarebbe certamente migliore.