lunedì 24 marzo 2025

La degenerazione dell' amore coniugale

 

La degenerazione dell’amore coniugale.

Ogni tanto mi viene in mente la canzone di A.Togliani ‘Come pioveva’, con inizio: “C’eravamo tanto amati per un anno e forse più. C'eravamo poi lasciati. Non ricordo come fu”.Si coglie in queste parole la lieve evanescenza di un amore finito, con la sottigliezza di un romanticismo d’altri tempi. Una combinazione di passione e fusione amorosa con la persona scelta e amata, che oggi non esiste più. Che cosa sia accaduto nell’animo umano di così travolgente e traumatico, da capovolgere, talvolta, questo sano sentimento in furia omicida, non è facile spiegare. Il compagno è divenuto un demone, la passione, un veleno, l’amore, morte. L’uomo è regredito migliaia di anni, rappresentato da un essere con un pugnale in mano, capace di vibrare infinite coltellate su un corpo prima amato. Le trasformazioni, quando accadono, non avvengono mai per caso. Stress, maltrattamenti, abbandoni, malattie, droghe, abusi sessuali sono gli accadimenti pregressi di una personalità dissociata,qual è l’omicida. Il che significa che più deleteri e dolorosi sono i rapporti vissuti, più facile è la dissoluzione dell’anima e la sua trasformazione. Della fine dell’amore vissuto e descritto da Togliani, nella sua eleganza emotiva, è rimasto solo un “ non ricordo” Non il sapore amaro dell’abbandono, ma l’aroma agrodolce di un distacco, divenuto un petalo appassito e conservato tra le pagine ingiallite di un libro. Prerogativa,questa, di un uomo, che col suo “ candido gilet e un papillon di seta blu”sa amare e dimenticare, senza rancore e rabbia, come dovrebbe essere un uomo moderno, ricco di umanità. Oggi di questi amori finiti, rimane, purtroppo una chiazza di sangue, coperta da fasci di fiori, con contorno la solita stanca fiaccolata di comparse, con i loro cupi visi, su cui si legge l’infinita tristezza e impotenza che le accompagna, assieme allo sbigottimento di noi tutti. Pubblicata oggi 24.03.2025 su La Sicilia.

 

venerdì 21 marzo 2025

Oggi inizia la primavera. Ricordiamoci dei fiori più poveri

 

 

 

Oggi inizia la primavera. Ricordiamoci dei fiori più poveri

Ammiriamo la bellezza  dei fiori di campo o quelli, meno fortunati, che germogliano, selvaggi e solitari, lungo i cigli stradali, che nessuno degna d’uno sguardo. Se ci capita d’incontrarli, vincendo la svogliatezza del nostro sguardo, fermiamoci a contemplare queste bellezze ignote. Scopriremo che la rosa, il giglio, l’orchidea sono figli della vanità umana, a confronto di queste meraviglie naturali. Chi non ha mai colto un papavero? Libero, indomabile e selvaggio com’è, reclina, repentino, il capo, preferendo immolare la sua vellutata bellezza, pur di non donarsi a chi gli ha rubato la vita. Quante volte, euforici, correndo per i campi, abbiamo calpestato incolpevoli tappeti di margheritine. Schiacciate dal peso degli zoccoli del bipede umano reclinano il capo, volgendo una preghiera a Dio perché le faccia ricrescere, puntuali l’anno successivo. Esse nel loro intimo minuscolo essere nascondono, timide, un segreto: la bisessualità. Una condizione che l’uomo considera una devianza, senza accorgersi che Dio l’ha regalata alla natura. Proviamo a scrutare l’intima bellezza degli asfodeli, i fiori, un tempo, sacri alle ombre dei morti, candelabri naturali di rara fattezza; l’argentea fioritura di Paronychia argentea (pinnenti di rriggina). Chissà quanti orafi hanno ispirato, per ornare di monili teste di principesse e regine; la volgare “cannatedda” (silene sicula) buona per insalata. Rendetele una visita di cortesia dopo la fioritura, vedrete che emette graziose brattee che hanno ispirato artistici copricapo di leggiadre fanciulle medievali; la rustica saponaria, con i suoi caratteristici pulvini, esplosione pirotecnica di colori; la spinosa “carlina nebrodensis” della famiglia dei cardi, che al sole gli ha rubato forma e bellezza e suo fratello lo spinoso cardo che nella sua ribelle bellezza sembra un giovane punk; la negletta Satureja calaminta (nipitedda), che solamente a sfiorarla il suo profumo ci accompagna fino a sera o che troviamo mescolato ad altre essenze di noti profumieri. Tra tanta diffusa bellezza in natura, l’uomo si appassiona a coltivare fiori, a effettuare incroci di varietà diverse per scoprire bellezze ignote, ma mai potrà eguagliare ciò che la natura porge spontaneamente di suo.  Forse sarebbe meglio che l’innamorato offrisse un fiore di campo per dimostrare la genuinità del suo amore o piantine di fiori in vaso da curare, augurale anticipo dei figli che verranno. Preferiamo,invece, regalare fiori recisi, emblemi dell’effimero e già in agonia.

lunedì 17 marzo 2025

Per amare l'Etna,bisogna conoscerla

 

Per amare l’Etna, bisogna conoscerla.

 

Quando vi giungi dal bivio per Monte Pomiciaro, percorrendo, tra castagneti e pometi, la provinciale che da Zafferana conduce a Nicolosi, hai l’impressione di avere sprecato il viaggio.

Dal piazzale che si apre sulla valle, una folta vegetazione di faggi impedisce di scorgere, come benda agli occhi, lo scenario che mai immagini. Dribbla,senza indignarti,per non turbare l’approccio con la natura, i rifiuti lasciati lì dall’insipienza umana e facendoti spazio, tra contorti rami di faggio, raggiungi  una zona scoscesa, che si apre sull’immenso: è Val Calanna. Un tempo rigogliosa gola profonda di verdi pascoli, di lievi e pure acque, oggi perennemente sepolta dall’ira del vulcano.Volgi lo sguardo in quella che fu una valle, dove la lava si è tuffata, rubandole persino il nome. T’interroghi, stupito, cosa rappresenti quello che si distende sotto i tuoi piedi: se una cascata di nero basalto, scolpita da una divinità; se un’onda gigantesca mummificata; se la tomba d’impareggiabile flora sepolta; se “voglia”di nuova vita, gli sparsi cespugli di timida vegetazione, che spuntano tra onde di lava contorta; se il resto di una valle in gramaglie, che piange la sua creatura morta;  se il sogno infranto di una lingua di fuoco che voleva tuffarsi in mare. Forse solo lo specchio della tua anima, perché in quel nero mare immobile di lava, vi scorgi quello che l’animo  ti suggerisce. Un “tesoro visivo”, quel che resta della Val Calanna,che pochi conoscono,perché estraneo al circuito turistico,che ogni giorno invade l’Etna. Un palcoscenico dove non ci sono attori che recitano, ma sensazioni che si colgono. Siti che vanno conosciuti e proposti ai turisti, perché l’Etna si ama, se si conosce. Pubblicata oggi 17.03.2025 su La Sicilia

giovedì 13 marzo 2025

 


Commento in Arabo con libera traduzione in lingua italiana  del romanzo di Saro Pafumi  “ i bulbul innamorati” a cura di  TOUAITIA NADIA , d.ssa in  letteratura,civiltà e lingua italiana. Conseguita presso Università Badji Mokhtar- Annaba  

 

Testo in arabo

البلبل المغرم" "

مقال

الى روزاريو بافيمي

نادية توايتية

"البلبل المغرم" هي رواية روزاريو بافيمي, تروي قصة حب جميلة, في بيئة حيث الحروب, الالم, الفقر. ,افغانستان هي بلاد اين القوات الدولية تكافح من اجل السيطرة على هذه الارض, مثل القوات الامريكية و اين توجد ايضا التهديدات الارهابية مثل طالبان.

اختيار العنوان" البلبل المغرم" هو اختيار قوي و عميق للغاية يحيلنا الى هذه الفكرة, و هو ان العاشقين فوزية و عصام, يشبهان طائرا البلبل التي يملكانهما, عصام رجل شجاع و شهم, فقد تحدى جميع المصاعب الفقر و الحرب, و يبحث ايضا على عدم تدنيس و تجاوز عادات المجتمع الافغاني, فوزية هي امراة مغرمة تبدو مستسلمة و عاجزة امام هذا الحب.

في صورة حب البطلين, الذي يتجلى انه حب عسير, وراءه يوجد الية صعبة, و هي القواعد المفروضة من طرف الاسلام, المجتمع و الواقع المؤلم.

في الرواية نجد مجموعة من المواضيع, مثل الدين, الحرب, الالم, الفقر, لكن الموضوع الرئبسي هو موضوع الحب, كاحساس طاهر, صادق, كشيئ عجيب.

في الرواية بحث عميق, و يمكن اخذها كدليل, لان الكاتب قدم معلومات مهمة على العادات الافغانية, في الرواية وصفت بشكل مثالي الثقافة في افغانستان ( الاكل, الطبيعة القاسية, بعض الحكم و الامثال, اقتبسات من القران و السنة).

البطلان هما عاشقان رغم المصاعب, لكن جعلا حبهما منتصرا في النهاية, انتقلنا من بداية ماساوية الى نهاية سعيدة.

الكاتب من خلال قصة الحب هذه,بعث رسالة مهمة, و هي ان الحب يمكن ان يولد بين الدموع و الالم, اين يوجد التدمير, في وسط الظلام, في تلك الاراضي المحطحمة و الفقيرة. TOUAITIA NADIA. ALGERINA

 

Libera traduzione in italiano

 " I bulbul innamorati", è un romanzo di Saro Pafumi, che racconta una bella storia d'amore in un ambiente, l’Afghanistan,. dove le guerre, la sofferenza, la povertà, le potenze mondiale si contendono il controllo di questa terra come gli americani, e i terroristi, come i Talebani.

La scelta del titolo " I bulbul innamorati" , è una scelta molto forte, perche metaforicamente ci rimanda a questa idea, che l'amore di Fawziya e Issam  è forte come quella  dei loro bulbul.

Iassam un uomo coraggioso che affronta tutti le difficoltà , la povertà, la guerra, e cerca anche di non dissacrare o trascendere le abitudini della società afghana. Fawziya è una donna innamorata che sembra priva di volontà e capacità davanti questo amore.

Nell'immagine dell’autore, l’amore dei due protagonisti, che sembra un amore difficile,  c'è un meccanismo più complesso, quello delle regole imposte dall'Islam, dalla società e dalla realtà dolorosa.

In questo romanzo troviamo molte tematiche: la religione, la guerra, la sofferenza, la povertà…, ma la tematica centrale è quella dell'amore come un sentimento pulito, dolce e sincero, come una cosa meravigliosa.

Nel romanzo c'è una profonda ricerca , come guida, perche l'autore ha fornito informazioni cruciali sulle traduzioni afghane, nel romanzo. Nel romanzo è descritta perfettamente la cultura dell’Afghanistan (il cibo , la natura crudele, alcuni proverbi, le espressioni e le citazioni tratte dal Corano e del Hadith .

I due protagonisti sono profondamente innamorati e nonostante le difficoltà  riescono a far trionfare il loro amore difficile, passando da un inizio tragico a un fine lieto,un messaggio di fede, che l'autore cerca di trasmettere attraverso questa storia: un amore che può nascere tra lacrime e dolore, anche là dove c'è distruzione,  buio, in quelle  terre martoriate e povere. Touaitia Nadia .Algerina d.ssa in  letteratura,civiltà e lingua italiana. Conseguita presso Università Badji Mokhtar- Annaba 

Nella foto l’autrice

 

 

 

Enzo Trantino. Recensione del Romanzo " I bulbul innamorati" di Saro Pafumi

 

Enzo Trantino. Recensione del Romanzo “I bulbul innamorati” di Saro Pafumi

Il pretesto me lo offre SARO PAFUMIl e suo ultimo libro (“1 bulbul innamorati”, pubblicato con i caratteri del Gruppo Editoriale 5.P.D.).
La calamita è presente già nella misteriosa copertina, impastata coi colori dell’Etna: nero-lava. Sono le quattro del mattino, non soffro d'insonnia, ma il coinvolgimento tra storia, ambiente, è personaggi mi vuole creditore con l’Autore di qualche ora di sonno.
Come tanti ho letto molto, forse troppo, ma non aveva mai vissuto l'esperienza emotiva di assistere alla descrizione della intimità tra due giovani, costituente coppia di innamorati, alla scoperta dei corpi reciproci, tenera r ardente.
La fisicità è solo occasione. Poi è incandescenza carezzata.
Non una volgarità, un ammiccamento, una maliziosa reticenza: un racconto scritto sulla seta, un arazzo sobrio e pur lucente. Un diario intenso e breve di amore assoluto.
Il film si svolge in Afghanistan, in provincia di Farah: una storia che esige per non perdere albe, tramonti, caratteri, il controllo di chi legge, che, però viene premiato in ragione del coinvolgimento: non c’e tregua per i ritmi “ dai richiami alla preghiera”,come anticipa nella bella prefazione,Alfonso Campisi.-
Non è la sede per una recensione: ma quando ci si deve liberare di un debito estetico, come si fa? Ognuno legga, se vuole. Esclusa è l'indifferenza al testo; lascia segni, graffia se non trattato con rispetto amorevole.
È giusto però ricordare una foto di gruppo.
1a Sicilia" ha una pagina giornaliera dedicata alle lettere di cittadini vestiti di senso civico (“Lo dico alla Sicilia"). Soggetti vari di diversa estrazione culturale, e, tra costoro un gruppo di firme abituali. Tranne qualche eccesso di spazio, è uno specchio qualitativo: tanta informazione, animata da passione autentica per la piccola patria dove si vive. È bello sapere che vi sono sentinelle in servizio permanente. PAFUMI è della famiglia.
E così si ritorna all'ordine aristotelico, quello dei cerchi concentrici.
Dato che l'ingegno non rispetta i perimetri del- la perentorietà geografica, siamo partiti da Linguaglossa per fermarci al capoluogo, dal paese alla città, la nostra, che si onora di rappresentarlo. Anche se con tante disfunzioni aggrovigliate,
Attendendo giorni migliori, osiamo ricordare che nella nostra storia c'è un “oltre”, che arditamente ci porta alla fiducia. E se all’“oltre” si col- lega l'‘altrove”a speranza è salva.
Se, infine, è vero che gli ottimisti sono i pessimisti che non si erano informati, lasciatemi l'illusione di giorni migliori. La pazienza (siate atei o credenti) non è difetto né peccato, quando è attesa di chi ritarda senza colpa.
ENZO (enzo.trantino@virgilio.it)

 

mercoledì 12 marzo 2025

Intervista di Emanuela FRate all'autore del Romanzo " i bulbul innamorati" di Saro Pafumi

 

Intervista di Emanuela Frate all’autore del romanzo: “I bulbul innamorati”.

È da poco uscito ed è in vendita il nuovo libro di Rosario Pafumi, detto Saro, “I Bulbul Innamorati”, un romanzo avvincente, intenso, che, pur nella sua brevità, non risulta mai scontato e che coinvolge il lettore in un crescendo di emozioni. Il romanzo è ambientato in Afghanistan, in quella terra martoriata da quarant’anni di guerra, prima con i sovietici, poi i talebani e oggi perfino con Daesh. La guerra, la miseria, la corruzione, la sopraffazione, la Sharia fanno da triste sfondo alla storia, tenerissima, di Issam e Fawzya. A preparare il lettore ad approcciarsi al testo di Saro Pafumi è Alfonso Campisi, Professore all’Università “La Manouba” di Tunisi, che ne ha curato la prefazione, essendo un esperto conoscitore del mondo arabo e islamico oltre ad essere siciliano come lo stesso autore! Come anticipa il Professor Campisi nella sua dettagliata prefazione, nel libro sono perfettamente descritti i paesaggi, spesso brulli e desolati dalla guerra, la flora, la fauna di quel bellissimo Paese dell’Asia centrale che è l’Afghanistan. Perfino il cibo è descritto con dovizia di particolari, per non parlare poi delle espressioni, dei proverbi locali, dei richiami alla preghiera fatti dai Muezzin e le numerose citazioni tratte dal Corano prese come esempi di virtù da seguire. Perché l’islam è onnipresente, non è una presenza ingombrante ma, per una corretta lettura del testo, non si può prescindere da esso. E poi ci sono loro, i due protagonisti, Issam e Fawzya, due anime belle e innamorate come i loro bulbul, gli usignoli canterini, e quasi alieni in quel mondo dominato dalla violenza. Una violenza che non è soltanto quella dei terroristi, dei kamikaze che si fanno saltare in aria, dei talebani che fanno agguati, ma è una violenza anche domestica, come quella degli stupri perpetrati all’interno delle mura di casa e che nel romanzo vengono egregiamente descritti nella loro tragica fatalità. Issam è il giovane innamorato, sognatore e un po’ poeta che, fin da piccolo, si innamora dello sguardo della sua bella Fawzya, uno sguardo anelato e ricercato anche quando Fawzya, ormai adulta, è tenuta a coprire le sue fattezze dallo chador. Fawzya, invece, è una giovane donna innamorata, solo apparentemente sottomessa per via degli abiti tradizionali che ne nascondono le sinuosità, ma in realtà molto saggia e risoluta, pur sempre rimanendo ligia alle regole imposte dalla morale e dall’Islam. La sua è una vita dominata dall’attesa, quasi una novella Penelope, aspettando anni prima che il suo amato si dichiarasse alla famiglia e dopo, una volta sposati, aspettando il ritorno del marito arruolatosi nell’esercito regolare per sete di giustizia. Questi sono solo alcuni degli spunti e riflessioni che offre questo piccolo romanzo che racchiude in sé tanti aspetti contrastanti: amore, guerra, religione, morte, sesso. Non si vogliono qui svelare tutti gli aspetti che si possono ritrovare nel romanzo che tra l’altro è molto scorrevole e di agevole lettura ma, grazie ad una intervista che l’autore Saro Pafumi mi ha gentilmente concesso, si possono scoprire tante caratteristiche dei personaggi principali, del messaggio che si vuole trasmettere e di questo grande Paese, l’Afghanistan, spesso bistrattato, che da quarant’anni combatte strenuamente contro le potenze straniere che lo invadono.

  • Avvocato Pafumi, come mai ha deciso di scrivere un libro ambientato in Afghanistan? Da dove nasce questa Sua passione e conoscenza approfondita di questo Paese lontano e spesso misconosciuto se non per gli orrori della guerra?

Il Medio Oriente  mi ha sempre affascinato, in particolare l’Afghanistan, oggetto di lotte civili e di occupazioni straniere. Prima di scrivere il mio romanzo ho studiato la storia e le tradizioni che riguardano quel mondo: botanica, zoologia, clima, gastronomia e naturalmente religione islamica. Con le implicazioni che essa comporta nella vita di relazione. Le notizie belliche sono tratte da servizi di stampa.

  • Ci sono degli episodi descritti nel Suo romanzo, come la bigamia di Jamal, le violenze perpetrate dal padre della protagonista ai danni delle fig,ie minori – che sembrano essere raccontati dalla penna di un romanziere afgano anziché da quella di uno scrittore italiano imbevuto di cultura occidentale. Come è riuscito a mantenere una visione distaccata, imparziale, rispettosa delle usanze del popolo afgano senza cadere in una descrizione paternalistica o velatamente critica di usi, costumi, tradizioni per noi così lontane che potrebbero sembrare perfino barbare?

Ho cercato di ricavarne un romanzo d’amore, perché questo m’è sembrato il tema  che più mi appassionava, di valenza universale, nonostante in Afghanistan questo sentimento sia imprigionato dentro le regole severissime. L’abito esteriore, il burqa, è solo un simbolo trascurabilissimo di fronte al dramma delle donne costrette a viverlo secondo le convenienze locali. Non mi ritengo uno scrittore di storie afgane, anche se quella da me descritta lo è. In quanto allo “stile distaccato”, la risposta è nella sua domanda: “rispetto ed imparzialità per la vita degli altri”. Senza nessuna voglia paternalistica.

  • La storia da lei raccontata, sebbene intrisa di elementi cruenti, miseria, fame, guerra, fanatismo, stupri, razzie, celebra l’amore, quello puro, tra due giovani che, come i bulbul, gli usignoli che li rappresentano, sono profondamente innamorati pur essendo ligi alle regole ferree imposte dalla tradizione, dall’Islam, ma che riescono a far trionfare il loro amore. Oggi sappiamo che, per un abitante di quelle terre martoriate dalla guerra e dall’integralismo religioso, è pressoché impossibile vivere una storia d’amore: spose bambine, matrimoni combinati, stupri sono all’ordine del giorno. Ribellarsi è impossibile: accettare con abnegazione, fuggire magari richiedendo asilo in Europa, suicidarsi sembrano le uniche vie d’uscita ad un’esistenza di sopraffazione in Afghanistan così come in Pakistan. Il lieto fine che si evince dal Suo libro è un auspicio o è sintomo di qualcosa che sta cambiando?

La storia raccontata ed i dialoghi tra i protagonisti del romanzo sono essi stessi pedagogici, evidenziando un pathos che nessuna realtà può smentire o sminuire. Nonostante tanta cruda realtà, il racconto vuole significare che nessuna forza, anche brutale, può sopraffare un sentimento così nobile e universale, come l’amore. Che ci sia riuscito, non spetta all’autore dirlo, ma alla forza del racconto, che descrive nella realtà un amore tra i protagonisti, che si spera sia comune ad altre giovani coppie sconosciute. Basta volerlo con la stessa forza dei Protagonisti, Issam e Fawzya. In quanto all’esito finale della storia, il racconto vuole trasmettere un messaggio: anche un fiore può germogliare in un deserto di arida sabbia o di valori. Che sia di auspicio? Mi auguro di più: certezza nel tempo.

  • Il giovane Issam è un sentimentale, un poeta, come fu definito dal fratello Jamal, un ragazzo che non pensava e non capiva la guerra e vedeva la bellezza anche nel suo brullo villaggio natio: nei suoi bulbul, negli amiri svolazzanti, nelle artemisie, oltre che negli occhi della sua bella Faouzya. Tuttavia decide di arruolarsi diventando, dopo alcuni anni, un militare di alto rango. Se lui, per mettersi in salvo, decide di arruolarsi affianco delle forze governative contro i talebani, altri giovani invece, scelgono, o vengono indotti a scegliere, di combattere con i talebani, con le forze dell’oscurantismo. La guerra rimane quindi una scelta obbligata per trovare una via di salvezza? Seguita soltanto dall’emigrazione con tutti i rischi che essa comporta? È realmente così? Non c’è altra via d’uscita per i giovani afgani se non quella di combattere o di emigrare?

“La guerra è una necessità” scriveva Hegel. Per gli afgani è una condizione di vita contro le occupazioni straniere (sovietiche e americane). Se questo martoriato popolo si lasciasse in pace, potrebbe progredire attraverso un equilibrio che solo al suo interno può stabilirsi. La scelta di Issam  di combattere i talebani non nasce dall’odio contro essi (Issam non sa odiare) ma dal senso di giustizia che egli cerca e crede di avere trovato abbracciando la lotta che aborriva. “Un necessità”, secondo la concezione filosofica di Helgel che nella guerra vedeva anche un suo alto profilo morale, la stessa ragione per la quale Issam abbraccia la lotta armata e, una volta esaurita la sua missione, ritorna alla sua unica ragione di vita: l’amore per Fawzya e i suoi bulbul, facendo riemergere, nonostante le atrocità vissute, la sua anima di poeta. In Afghanistan un proverbio recita: “ se dai un calcio all’aria, prendi il sedere di un poeta”. Nell’animo di ogni afgano convivono due anime, quella del poeta e quella del guerriero e Allah, ad Issam, aveva regalato quella del poeta!

di Emanuela Frate,

Emanuela Frate nasce a Termoli (CB) nel 1977. Dopo il liceo si iscrive alla facoltà di Lingue e letterature Straniere a Parma

 

martedì 11 marzo 2025

Scrive il Prof. Campisi........

 

Scrive il Prof. A.Campisi  a proposito del Romanzo d’amore,ambientato in Afghanistan “ I bulbul innamorati”di Saro Pafumi:

Nel XXI secolo, nell’era del modernismo, della comunicazione digitale, dell’evoluzione, del progresso tecnologico, esistono ancora dei paesi dove il male avanza e l’umanità scompare, dissimulandosi nei tchadri grigliati delle donne, tutte identiche fra di loro, impenetrabili, disumanizzate e l’odio degli uomini che non sanno loro stessi di odiare chi li ha generati. Eppure i bulbul, stupendi uccelli originari dell’Asia centrale, riescono ad unirsi, perché il loro amore è talmente forte che nessuno può riuscire a separarli, e la separazione è difficile, soprattutto per gli adulti che si amano. Un amore torturato quello dei nostri personaggi Issam e Fawzyia, e già dalle prime pagine del libro si capisce subito che si tratta di una storia difficile, dove però gli occhi di Issam non hanno altra aspirazione se non quella della stupefazione davanti alla bellezza femminile di Fawzyia, donna determinata ma rispettosa degli usi e delle tradizioni afghane. Un libro magnificamente scritto, un testo denso, avvincente...il lettore soffre a fianco dei personaggi aspettando che la tempesta passi e ritorni la quiete. Un romanzo  di grande bellezza stilistica e di contenuto. Ne traspare anche una conoscenza e passione del mondo arabo e dell'Afghanistan.Certi dialoghi sono didattici, e permettono di comprendere meglio la vera società afghana, lontano dai clichés che ci vengono veicolati dai mass-media occidentali.

La descrizione dei territori è precisa, la comprensione delle diverse culture è lungimirante. L’analisi di tutti i personaggi presenti nel racconto è dettagliata, fine, ambivalente e psicologica, il testo è ritmato dai richiami alla preghiera e dalle espressioni che anticipano i rituali religiosi, ma anche di rispetto dei più giovani verso i più anziani. La stessa storia sofferta dell’Afghanistan e incarnata dalle eroine del romanzo dovrebbe far riflettere il lettore sul perché l’occidente diventa il nemico giurato dell’oriente che non nasce di certo barbaro, ma diventa barbaro perché depauperato delle sue risorse economiche e imprigionato dai valori occidentali che noi per primi consideriamo come i soli ed unici veri valori. Un adagio francese potrebbe riassumere la situazione in questo modo :« Nul n’est prophète en son pays, et personne n’est maître chezlesautres », ovvero nessuno può prevedere ciò’ che accadrà nel proprio paese, e nessuno è padrone in casa d’altri.  

Prof. Alfonso CAMPISI

Professeur des universités en philologie romane et italienne.

Université de la Manouba- Tunisia

Président AISLLI pour l'Afrique

Directeur "ChaireSicile pour le dialogue

de cultures et de civilisations"