La degenerazione
dell’amore coniugale.
Ogni tanto mi viene in mente la
canzone di A.Togliani ‘Come pioveva’, con inizio: “C’eravamo tanto amati per un
anno e forse più. C'eravamo poi lasciati. Non ricordo come
fu”.Si coglie in queste parole la lieve evanescenza di un amore finito, con la
sottigliezza di un romanticismo d’altri tempi. Una combinazione di passione e fusione
amorosa con la persona scelta e amata, che oggi non esiste più. Che cosa sia
accaduto nell’animo umano di così travolgente e
traumatico, da capovolgere, talvolta, questo sano sentimento in furia omicida, non
è facile spiegare. Il compagno è divenuto un demone, la passione, un veleno,
l’amore, morte. L’uomo è regredito migliaia di anni, rappresentato da un essere
con un pugnale in mano, capace di vibrare infinite coltellate su un corpo prima
amato. Le trasformazioni, quando accadono, non avvengono mai per caso. Stress, maltrattamenti,
abbandoni, malattie, droghe, abusi sessuali sono gli accadimenti pregressi di
una personalità dissociata,qual è l’omicida. Il che significa che più deleteri e
dolorosi sono i rapporti vissuti, più facile è la dissoluzione dell’anima e la
sua trasformazione. Della fine dell’amore vissuto e descritto da Togliani,
nella sua eleganza emotiva, è rimasto solo un “ non ricordo” Non il sapore
amaro dell’abbandono, ma l’aroma agrodolce di un distacco, divenuto un petalo
appassito e conservato tra le pagine ingiallite di un libro. Prerogativa,questa,
di un uomo, che col suo “ candido gilet e un papillon di seta blu”sa amare e
dimenticare, senza rancore e rabbia, come dovrebbe essere un uomo moderno, ricco
di umanità. Oggi di questi amori finiti, rimane, purtroppo una chiazza di
sangue, coperta da fasci di fiori, con contorno la solita stanca fiaccolata di
comparse, con i loro cupi visi, su cui si legge l’infinita tristezza e
impotenza che le accompagna, assieme allo sbigottimento di noi tutti. Pubblicata
oggi 24.03.2025 su La Sicilia.